Ep. 1/ il coraggio di andare a prendersi quello che si vuole

 

Che cosa significa andarsi a prendere quello che si vuole?

Perché detta così potrebbe sembrare la solita esortazione motivazionale:

volere è potere,

credici abbastanza,

esci dalla comfort zone,

insegui i tuoi sogni.


 

Per ottenere qualcosa occorre innanzitutto riuscire a definirla. Poi capire cosa ti separa da essa. Valutare risorse, limiti, costi e rinunce. Decidere se quel risultato vale davvero il prezzo. Costruire una strategia. Agire. Misurare ciò che accade. Correggere la rotta. E avere abbastanza coraggio da continuare oppure abbastanza lucidità da cambiare obiettivo.

Il coraggio viene prima o dopo la paura?

Ma che cosa significa, davvero, avere coraggio?

Significa non avere paura? Sentirsi pronti? Essere sicuri che la scelta che stiamo facendo sia quella giusta?

Probabilmente, se aspettassimo tutte queste condizioni, molte delle decisioni più importanti della nostra vita rimarrebbero soltanto possibilità.

Il coraggio diventa interessante proprio quando la certezza finisce.

Quando sappiamo cosa desideriamo, ma non possiamo sapere con assoluta sicurezza se riusciremo a ottenerlo. Quando una parte di noi vuole avanzare e un'altra ci ricorda tutto ciò che potremmo perdere, sbagliare o compromettere.

Essere coraggiosi significa guardare il rischio abbastanza bene da poter scegliere consapevolmente se affrontarlo.

 

Antoine Bourdelle, Héraklès archer, 1909

 

Che cosa temo possa accadere se provo davvero a raggiungere quello che voglio?

Voglio cambiare lavoro, ma temo di perdere la sicurezza che ho costruito.

Voglio assumere un ruolo di maggiore responsabilità, ma temo di scoprire di non esserne all'altezza.

Voglio proporre un'idea, ma temo il giudizio di chi potrebbe rifiutarla.

Voglio iniziare un progetto, ma finché rimane un progetto posso ancora immaginarlo perfetto; quando agisco, invece, devo permettere alla realtà di metterlo alla prova.

Ed ecco una domanda ancora più scomoda:

Che cosa mi costa rimanere esattamente dove sono?

Siamo molto abituati a valutare il costo del cambiamento. Molto meno a calcolare il costo dell'immobilità.

Eppure anche restare è una scelta.

Ha un prezzo in tempo, opportunità, energia, crescita, soddisfazione. A volte quel prezzo è perfettamente accettabile. Altre volte continuiamo a pagarlo semplicemente perché ci è diventato familiare.

Forse allora il coraggio di andare a prendersi quello che si vuole comincia proprio qui: nel vedere con sufficiente chiarezza entrambe le direzioni.

Il rischio di muoversi.

E il rischio di restare.

In psicologia, Kurt Lewin descrive il conflitto di avvicinamento-evitamento (approach-avoidance conflict): una stessa possibilità può attrarci per ciò che promette e, contemporaneamente, respingerci per ciò che comporta.

Più ci avviciniamo a un obiettivo importante, più possono diventare evidenti anche i suoi costi: il rischio, l’incertezza, l’esposizione al giudizio, la possibilità di fallire.

Per questo avere paura davanti a una scelta importante non significa necessariamente essere sulla strada sbagliata.

La domanda utile diventa:

Ciò che voglio vale il rischio, l’impegno e il cambiamento che mi richiede?

Se la risposta è sì, il coraggio smette di essere un’emozione da aspettare e diventa una scelta da tradurre in comportamento.

Qual è la prima azione concreta che posso compiere?

È lì che un desiderio comincia a diventare un obiettivo.